città in 15 minuti

E’ un motto che oramai sentiamo da qualche tempo; ma cosa significa e quali sono le possibili implicazioni? 

La città in 15 minuti significa potere accedere ai servizi principali in soli 15 minuti  in bicicletta o a piedi. 

Le ragioni che spingono verso questa scelta sono la riduzione dell’inquinamento; il miglioramento della qualità della vita, la possibilità di creare legami più forti fra le persone; ridare un senso alle periferie. 

Ricordando che ogni attività ha senso di esistere se esiste un pubblico di rifermento che possa usufruire dei servizi che fornisce. 

L’obiettivo non è quello  di ricreare dei villaggi, o di costringere le persone a stare nel proprio quartiere, ma di creare una organizzazione urbana più efficiente e più giusta, ciò non si vuole diminuire le libertà personali,come alcuni posizioni estremiste affermano,  ma dare la possibilità di riuscire a trovare un equilibrio maggiore tra tempo e spazio, garantendo , maggiori servizi ai cittadini. 

Questa tendenza si fonde e confonde con la ben più nota gentrificazione. 

Gentrificazione deriva dall’inglese gentrification, ed e stato usato per la prima volta negli anni 60 dalla sociologa  inglese Ruth Glass, nel descrivere i cambiamenti fisici e sociali di una zona di londra per l’insediamento di una nuova classe sociale. 

Oggi visto che questo termine è entrati nell’uso comune, la gentrification è descritta dalla Treccani come la Riqualificazione e rinnovamento di zone o quartieri cittadini, con conseguente aumento del prezzo degli affitti e degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane”; in altre parole la gentrification è il progressivo cambiamento e processo di imborghesimento di una area urbana. 

La logica sottostante è la maggiore attrazione di nuovi abitanti a fronte del restauro e miglioramento urbano,  

Queste modifiche si verificano  nelle periferie urbane, nei centri storici e nei quartieri centrali, e nelle zone con un certo degrado da un punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi.

 

Foto in alto: Hub Editoriale

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