La demotorizzazione

Nel settore della mobilità nessuno vuol sentir parlare di “demotorizzazione”, più che un concetto si miglioramento della mobilità soprattutto urbana viene invece, visto come un fenomeno economico negativo.

L’ambiente urbano dovrebbe essere “costruito” ad uso e consumo del cittadino invece, basta fare una passeggiata in una nostra qualunque città, e guardarlo dal di fuori, questo ambiente che, anche dopo le tante svariate iniziative variamente “ecologico-pedonali” del tipo delle domeniche senza auto, delle infinite ZTL Zero a urbana (e ancor di più suburbana) ha lasciato l’automobile a farla da padrone. Comportamenti, stili di vita, immaginario quotidiano, addirittura gerarchie sociali, tutto sta immerso dentro l’universo auto-centrico.

La demotorizzazione richiama il diritto allo spazio pubblico nelle città, non soltanto per avere aria più pulita, ma anche per restituire vie e piazze ai cittadini, togliendolo alle auto.

La demotorizzazione non consiste certo nell’abbandonare l’auto e la moto per tornare ad un mondo privo di motori, ma semplicemente nel ridurne l’uso allo stretto necessario: un consumo consapevole del veicolo, a combustione, privato.

Ognuno di noi deve compiere alcuni spostamenti che, senza veicoli a motore, non si potrebbero realizzare: ad esempio, recarsi al lavoro ogni giorno. Tuttavia, se ogni volta che se ne avesse la possibilità ci si spostasse senza auto, le fastidiose e noiose code delle ore di punta sarebbero ridimensionate, l’ambiente ne avrebbe un grande giovamento ed il consumo di spazio si ridurrebbe.

In Italia, non abbiamo né un consumo consapevole, né un’educazione alla mobilità.

Per consumo consapevole si intende quanto costa l’auto annualmente ad un automobilista che in Italia pare sia di 5.417 euro; i principali costi riguardano:

  • acquisto dell’auto;
  • assicurazione (RCA + eventuale furto);
  • bollo auto
  • manutenzione (almeno il tagliando)
  • pneumatici invernali (eventuali)
  • carburante

Per educazione alla mobilità si intende che chi è abituato a muoversi in auto non conosce percorsi, tariffe, orari del trasporto pubblico.

Sarebbe quindi opportuno ed urgente istruire il cittadino al maggiore impiego del trasporto pubblico ed all’utilizzo della mobilità attiva, anche con specifiche campagne informative.

E’ necessario persuadere il cittadino che è profondamente sbagliato muoversi in auto nelle ore di punta ed usare l’auto per tratti brevi, ad esempio accompagnando i figli a scuola; in molti poi, si inalberano immediatamente perché vedono limitata la propria libertà, di spostamento e di scelta.

La diffusione della mobilità sostenibile passa necessariamente per l’incremento ed il miglioramento del trasporto pubblico, per l’uso della bicicletta, per la tutela e l’incentivo alla pedonalità, nonché per la restrizione di circolazione e sosta di auto e moto, con una vera e propria riprogettazione delle strade. Passa inoltre, per un ritorno alla ferrovia nello spostamento delle merci (ad esempio, l’iniziativa di Barilla con l’operatore intermodale GTS) ovunque sia possibile e nelle lunghe distanze, oramai accaparrate da aerei ed autobus.

Bibliografia:
– “Mobilità sostenibile” di Stefano Maggi

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