La crisi del car sharing a Milano, pur inserendosi in un contesto nazionale di contrazione del car sharing free-floating, è fortemente accentuata da dinamiche locali relative all’offerta e alla regolamentazione, come evidenziato anche dal 9° Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility 2025 e dalle analisi connesse.

Analisi del mercato a Milano: offerta e domanda

Milano è stata a lungo riconosciuta come un mercato esemplare per il car sharing in Italia, spesso il più grande in termini di numeri, grazie a un servizio capillare e all’incoraggiamento comunale a non possedere l’auto privata. Nonostante le recenti difficoltà nel car sharing, Milano mantiene una posizione di leadership nel settore della mobilità condivisa nel complesso:

  • domanda e utilizzo: nel 2024, Milano si è posizionata al secondo posto in Italia per numero totale di noleggi di vehicle sharing (car sharing, bikesharing, scooter sharing e monopattino-sharing), immediatamente dopo Roma. Nell’indice composito Sharing Mobility Meter 2025, che valuta il funzionamento della sharing mobility, Milano si colloca al secondo posto assoluto con 92 punti, garantendo un’ampiezza e completezza di servizi elevata;
  • offerta e flotta: Milano è la città italiana con la più alta dotazione di veicoli in sharing per abitante, ottenendo il punteggio massimo (100) in questo indicatore nel 2025. È inoltre una delle poche città ad offrire contemporaneamente tutti e quattro i servizi di sharing (auto, bici, scooter, monopattini). Nel 2024, il car sharing free-floating a Milano contava la flotta più ampia d’Italia, con 3.293 veicoli e generando 3.2 milioni di noleggi e 39.2 milioni di chilometri percorsi.

La contrazione del car sharing free-floating

A livello nazionale, il car sharing free-floating è il segmento più in difficoltà. Dopo il crollo del 2020, i noleggi si sono stabilizzati, ma a partire dal 2023 si registra una flessione che dovrebbe proseguire nel 2025, con una stima di calo del -29% nei noleggi rispetto al 2024.

A Milano, questa difficoltà si è manifestata con l’uscita o il ridimensionamento di importanti operatori:

  • Zity ha annunciato la cessazione delle attività a Milano a causa dell’insostenibilità economica del modello operativo nelle condizioni attuali.
  • Enjoy ha ridotto drasticamente le proprie auto in free-floating, anche a Milano.
  • E+Share Drivalia ha di fatto abbandonato la città (pur mantenendo un buon servizio altrove).
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Cause della crisi del car-sharing a Milano

Le fonti evidenziano un insieme di cause che minano la sostenibilità economica del car sharing a Milano, distinguendo tra fattori di mercato generali e decisioni amministrative locali:

1. Fattori regolatori e costi operativi elevati

La causa principale della crisi a Milano è attribuita ai canoni comunali elevati, ritenuti insostenibili dagli operatori.

  • Il canone richiesto dal Comune è di €175 al mese per ogni auto termica e €45 al mese per le elettriche. Questi costi contribuiscono a perdite stimate che superano i 400 euro al mese per veicolo per l’ultimo operatore che ha lasciato (ZIty).
  • L’amministrazione è rimasta rigida sulle tariffe fissate nell’avviso pubblico del 2019 (che scade a fine 2026), ignorando le richieste di riduzione o annullamento dei canoni, misure invece adottate in altre città.

2. Difficoltà nell’elettrificazione forzata

Il bando del 2019, valido fino al 2026, ha imposto che dal 2024 qualsiasi rifornimento della flotta avvenga esclusivamente con vetture elettriche. Questa misura presenta criticità per gli operatori:

  • costi e disponibilità: È difficile trovare auto elettriche a prezzi accettabili sul mercato;
  • infrastrutture e autonomia: Le auto elettriche hanno minore autonomia, richiedono più manutenzione e l’insufficienza di punti di ricarica costringe le compagnie a competere per le colonnine con i cittadini.

3. Competizione e bassa efficienza d’uso

  • Micromobilità: L’espansione della micromobilità (monopattini e biciclette) ha assorbito una quota crescente degli spostamenti urbani di breve raggio, sottraendo utenza al car sharing.
  • Bassa intensità d’uso: Sebbene un’auto in sharing sia utilizzata più intensamente (più a lungo e per più chilometri) rispetto a un’auto privata, non è sfruttata abbastanza per garantire la sostenibilità economica del servizio, limitando la capacità di sostituire un numero significativo di veicoli privati.

4. Contesto urbano negativo

Nonostante l’alta disponibilità di sharing, il progetto complessivo di riequilibrio della mobilità urbana a Milano è in sofferenza.

  • Le percorrenze delle automobili private a Milano sono aumentate del 23% tra il 2019 e il 2024, il che indica che le politiche per disincentivare l’uso dell’auto non stanno funzionando come previsto.
  • L’indice di congestione di Milano, a novembre 2024, era in aumento di circa il 2% nei giorni feriali rispetto all’anno precedente.
  • Non vengono dedicati parcheggi riservati al car sharing, e permangono problemi nazionali come l’IVA al 22% sul car sharing, meno favorevole rispetto al 10% (o esenzione) di taxi e TPL, che contribuiscono a rendere i conti insostenibili.

Azioni proposte nel contesto della mobilità condivisa

Per rilanciare il car sharing a Milano e rafforzare l’intero settore della mobilità condivisa (il “ventaglio” dei servizi), le azioni dovrebbero concentrarsi su politiche Pull (incentivi) e sulla revisione delle misure Push locali, in linea con le buone pratiche europee e nazionali

Rivedere la governance e la regolamentazione (misure locali)

  • Eliminazione o riduzione dei canoni: in vista del nuovo bando del 2026, si dovrebbe eliminare o ridurre significativamente il canone, spostando la priorità dal “fare cassa” alla riduzione della circolazione di auto private. Riconoscere il car sharing come uno strumento cruciale per contrastare l’abuso dell’auto privata (si stima che un’auto in sharing ne elimini undici private).
  • Infrastrutture dedicate: dedicare aree di sosta riservate al car sharing per migliorare l’efficienza del servizio e l’utilizzo dello spazio pubblico.
  • Trasparenza strategica: rendere pubbliche le strategie di mobilità, garantendo che i proventi derivanti dai pedaggi (Area C) e dai canoni siano reinvestiti per migliorare il trasporto pubblico di superficie e altre alternative sostenibili, creando un circolo virtuoso.

Promuovere l’integrazione e la domanda (misure Pull)

  • Incentivi alla domanda integrata: adottare strumenti di incentivazione alla domanda, come il mobility wallet, che offrono un budget prepagato per l’accesso a diversi servizi di mobilità sostenibile, inclusa la sharing mobility e il TPL (si potrebbe replicare il modello del Fondo Nazionale TPL (0,3%), destinato all’integrazione tra sharing mobility e TPL, offrendo voucher o abbonamenti integrati agli utenti del trasporto pubblico, come successo in Emilia-Romagna, dove questo meccanismo ha portato a un aumento significativo dell’utilizzo di car sharing e bikesharing).
  • Estensione territoriale dei benefici: utilizzare fondi specifici, come il Fondo Sociale per il Clima (dal 2026), per estendere i servizi di sharing e TPL nelle aree svantaggiate o periferiche, riducendo la “povertà dei trasporti” e garantendo l’accessibilità a tutti.
  • Sostegno al carpooling: incentivare il carpooling aziendale (che a Milano ha avuto esperienze territoriali in evoluzione), superando le attuali barriere normative e fiscali, magari attraverso l’adozione di un quadro incentivante chiaro simile al Forfait mobilités durables francese, che offre contributi ai dipendenti che usano il carpooling.

Azioni a livello nazionale (pressione fiscale)

  • Aliquota IVA agevolata: richiedere un intervento per ridurre l’aliquota IVA sul car sharing dal 22% al 10%, allineandola a quella applicata ad altri servizi di mobilità condivisa e di trasporto pubblico non di linea (taxi e Noleggio Con Conducente), contribuendo a migliorare la sostenibilità economica degli operatori.

La crisi del car sharing a Milano, pur essendo un sintomo della fase di maturità e consolidamento che sta attraversando il settore a livello nazionale, è anche un campanello d’allarme che evidenzia la necessità di una coerenza strategica nelle politiche urbane: non si può promuovere la riduzione dell’auto privata (con misure Push come Area B/C e quartiere del lusso) senza sostenere attivamente e in modo economicamente accessibile le alternative Pull come la mobilità condivisa.
La sharing mobility può crescere stabilmente solo quando è integrata con un robusto trasporto pubblico locale e politiche di mobilità attiva (ciclo-pedonalità), creando un ecosistema di mobilità più efficiente per i cittadini tuttavia l’amministrazione non può soffocare gli operatori pretendendo dei canoni ed ai cittadini riducendo l’uso dell’auto privata in città.
A noi sembra che ci sia invece una contraddizione delle politiche adottate dall’amministrazione nei riguardi del cittadino, in particolare del residente.

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