Gli spostamenti dei pendolari italiani

Nel 2019, gli spostamenti dei pendolari per recarsi al luogo di studio o di lavoro sono 30.214.401 al giorno, ossia il 50,7% della popolazione residente. La quota è più elevata al Nord Italia rispetto al Sud, ma di pochi punti percentuali:

  • 67,9% si sposta per motivi di lavoro (pari a oltre 20,5 milioni in valore assoluto);
  • 32,1% (quasi 9,7 milioni) per recarsi al luogo di studio.

La diffusione del Covid-19 ha fatto crescere l’importanza della sicurezza in molti comportamenti, spostamenti inclusi, col ricorso alla propria vettura come alternativa al trasporto pubblico e agli assembramenti; si è anche evidenziata la nuova funzione dell’auto, quale mezzo per ridurre il rischio di contagio.

La geografia degli spostamenti dei pendolari è piuttosto differenziata in conseguenza della diversa struttura per età e delle diverse situazioni lavorative. Le regioni in cui ci si sposta di più per motivi di lavoro sono quelle del Nord, nelle regioni del Mezzogiorno sono invece più rilevanti gli spostamenti quotidiani dei giovani per raggiungere il luogo di studio.

Il pendolarismo riguarda oltre la metà della popolazione residente nelle regioni del Nord e nei grandi comuni; percentuali più basse si registrano nel Sud e nei comuni di piccole dimensioni.

Negli ultimi anni sono diminuiti gli spostamenti di durata inferiore ai 15 minuti  e sono aumentati quelli diretti fuori comune soprattutto per motivi di lavoro.

Il 51,6% degli occupati si sposta al di fuori del proprio comune e di questi solo 1/3 impiega meno di 15 minuti per raggiungere la destinazione.
Il 68,6% degli studenti si muove solo nell’ambito del proprio comune e di questi circa 2/3 ha tempi di percorrenza inferiori ai 15 minuti.

L’81,6% delle persone usa almeno un mezzo di trasporto per recarsi a scuola o a lavoro, soprattutto l’automobile, utilizzata dal 69,2% degli occupati come conducenti e dal 37,0% degli studenti come passeggeri pertanto, poco meno di 18 milioni di individui si spostano in automobile!

Tra gli occupati il 73,7% usa esclusivamente mezzi privati per i propri spostamenti il 7,0% soltanto mezzi pubblici e il 4,1% mezzi sia pubblici sia privati. Praticamente poco più di 2 milioni utilizzano il trasporto pubblico!

Tra gli studenti, il 38,3% usa unicamente mezzi privati, il 26,6% mezzi pubblici e il 6,1% entrambi. In pratica circa 3 milioni utilizzano il trasporto pubblico.

Il trasporto pubblico viene utilizzato dal 17% dei pendolari.

Si spostano a piedi il 12,0% degli occupati e il 27,9% degli studenti; 1/5 (19,1%) sceglie la “mobilità attiva” per gli spostamenti: va a piedi il 17,4% e in bici l’1,7%.

La maggioranza degli spostamenti (sistematici) dei pendolari italiani avviene con l’automobile o con la moto di proprietà (in misura molto inferiore) nonostante i proclami favorevoli alla mobilità collettiva, ai sistemi di trasporto su ferro e alla mobilità attiva (bicicletta).

La pandemia ha provocato dei cambiamenti profondi nei modelli di mobilità dei cittadini. Nuovi paradigmi e nuovi driver si sono affacciati, affiancando o sostituendo i pilastri del vecchio sistema, grazie anche ad un’azione combinata tra stimolo pubblico e iniziativa diffusa di imprese e player (lo smart working nelle grandi aziende e lo sviluppo delle micromobilità nelle aree urbane, ad esempio) ed è arrivato il tempo per le politiche pubbliche di decidere se, e come accompagnare questa nuova fase di transizione.

L’irrompere della pandemia ha provocato da un lato il crollo della mobilità durante i vari lockdown e dall’altro il cambiamento dei posizionamenti modali con le seguenti conseguenze:

  • un forte sviluppo della mobilità attiva, la cui quota modale è rimasta costantemente sopra il 30% durante tutto l’anno e i volumi assoluti di spostamenti hanno superato del 10% (nella media giornaliera) il livello 2019;
  • una sostanziale tenuta dell’auto che ha perso pochi punti di share e registra un numero minore di viaggi (stimato al -20%) rispetto al 2019;
  • una vistosa contrazione della mobilità collettiva e intermodale, che nonostante il recupero registrato dopo il lockdown vede ancora la propria quota modale ridotta di un terzo (ferma all’8%) e un numero di passeggeri inferiore di quasi il 50% (in media) del 2019.
 
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